Sono ancora vivo! 25 Gennaio 2008
Posted by giovanniceribella in Ateismo, Le imperdibili, Yoyo.add a comment
So che è un po’ di tempo che non scrivo: 27 giorni. Non preoccupatevi (tanto lo so che non l’avete fatto), sto benissimo, è solo che non avevo molta voglia di scrivere e ho avuto molti impegni, spesso spossanti. Pensavo di scrivere in questo piccolo pezzo qualcosa di ciò che è successo in questi 27 giorni… vediamo…
- È cambiato l’anno (ma non se ne importa nessuno, tanto resta tutto uguale);
- Ho letto «Il Nome della Rosa»: l’ho trovato molto intrigante. Il libro non è lunghissimo, ma le pagine sono così dense, qualche volta addirittura pesanti, che è stato come leggere un libro di mille o più pagine. L’unico problema è che il libro mi ha coinvolto troppo: adesso prima di sfogliare un libro gli faccio un’analisi chimica.
- Il ministro Mastella, a causa di un’indagine della magistratura sulla moglie, che è stata messa agli arresti domiciliari, e anche sulla sua stessa persona, si è dimesso. Dopo un’ iniziale assicurazione di «supporto esterno al governo», il ministro è uscito dalla maggioranza e non ha dato la fiducia al governo, motivo per il quale lo stesso è terminato. A causa di ciò, la mia settimana è stata rovinata.
- Il rettore dell’Università della Sapienza di Roma ha invitato all’inaugurazione dell’anno accademico il papa, Benedetto XVI. Dopo aperte contestazioni da molti insegnanti del dipartimento di Fisica, il papa ha annullato la sua partecipazione per «motivi di sicurezza». Ritengo che il rettore dell’università abbia sbagliato nella sua decisione, in quanto, essendo il Papa un capo di religione, per buon costume si sarebbero dovuti invitare anche capi di altre religioni, cosa che non è stata presa in considerazione dal rettore. Incredibile è stata, però, la campagna che si è sviluppata a partire da questo evento, con slogan ripetuti dalle televisioni fino alla noia: «Hanno paura del Dialogo! La libertà di parola del papa! Intolleranza! Opinioni degli altri!». Ora, non voglio aprire una discussione infiammata, ma ricordo che l’Italia è l’unico paese in tutto il mondo dove un capo religioso ha cospicua influenza sulla politica e le decisioni del paese, essendo esterno allo stesso. Se permettete, è voler mettere a tacere chi dissente che è oppressione della libertà di parola. Nessuno, infatti, ha dichiarato che il papa non deve parlare, ma semplicemente di essere contrario alla sua venuta all’inaugurazione. Dai telegiornali (che spesso si sono sbilanciati di molto contro l’appello), sono invece trasparse le opinioni, del tutto discutibili, di personaggi italiani che hanno dichiarato, tanto per citare Giuliano Ferrara, «vogliono chiudere la bocca al professor Ratzinger!». Si è insistito molto anche sul fatto che gli studenti stessero progettando una ‘derisione organizzata’, mentre essi hanno organizzato solo una manifestazione dichiarante il loro dissenso, e che il papa, essendo teologo, ha la libertà di parlare come tale, facendo del sano e buono dialogo. Ma allora, mi chiedo, perché Papa Benedetto XVI ha rifiutato tutti gli inviti che anime atee come Piergiorgio Odifreddi gli hanno inviato, per partecipare a un sano e buono dibattito al festival della scienza di Genova? Attraverso i media la figura di Benedetto XVI è stata identificata con qualcosa come Dr. Jekyll e Mr. Hyde: il Papa e il Professore; ricostruiamo il contesto in base all’affermazione di Giuliano Ferrara: Benedetto XVI, come professore, vuole parlare alla Sapienza per un sano e buon confronto. Allo stesso modo, Benedetto XVI, come professore, non vuole parlare al Festival della Scienza per un sano e buon confronto. Viene da chiedersi, perchè il rifiuto a Genova? Forse il papa non ama le città di mare? Penso che al papa i confronti non piacciano molto, perché significano mettere in discussione la sua verità, assoluta per assioma, con una verità assoluta in quanto dimostrata tale, razionalmente. È la Chiesa, che, già dichiarandosi detentrice della verità assoluta, come ha fatto dal 33 d.C. fino ai giorni nostri, non è aperta al dialogo: non la minoranza laica che tanto ha faticato a emergere in questo paese che fino a 120 anni fa era per un terzo governato dal papa stesso. Voglio porre infine il punto sull’intolleranza, che tanto è stata acclamata, fino ai surreali striscioni di domenica 20: “Basta con l’intolleranza anticattolica! Militia Christi” (Corriere della Sera, Lunedì 21 Gennaio 2008). L’intolleranza è dei signori che hanno scitto quel cartello, perché ribalta, letteralmente, una situazione che per anni ha visto una minoranza, quella dei non credenti, discriminata. Una minoranza che spesso non è nemmeno considerata, e si dimentica. Ricordo ancora lo stupore di alcuni miei compagni, alla scuola media, quando espressi la frase “Non credo in Dio”. Se c’è stata intolleranza, è stata dopo quel fatidico giovedì 17, è stata domenica 20, con i cartelli come “Basta con l’intolleranza anticattolica!”, “Il Signore è la nostra Sapienza!” e innumerevoli altre varianti del tema, che mi hanno dimostrato, ancora una volta, come essere atei in Italia significa spesso non poter parlare senza essere accusati di voler imporre le proprie idee.
Al fine di preservare un clima di dialogo, come invece qualcuno non preserverebbe, riporto qui un estratto dalla pagina about, che definisce le condizioni per commentare:
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