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M8 (2) e Campo largo con Pleiadi 15 Novembre 2009

Posted by Giovanni Ceribella in Astrofotografia, Astronomia, Immagini astronomiche, Viaggi.
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Giusto perché domani vado in gita scolastica in Grecia, pubblico un paio di fotografie.

La prima è la stessa foto che ho pubblicato il 20 Settembre: si tratta della nebulosa Laguna così come l’ho fotografata quest’estate. Ho tentato una seconda elaborazione molto spinta per vedere se riuscivo a cavarne qualcosa di meglio. Potete fare il confronto con l’altra per vedere quale delle due sia la peggiore. I dati sono quelli dell’altra volta: 12′31” di ripresa totale, 1600 ISO, Canon EOS 1000D al fuoco diretto di Mak 127mm f/10.

M8 - Nebulosa Laguna

M8 – Nebulosa Laguna

Passiamo ora ad una novità. Mercoledì scorso, non avendo sufficiente tempo per montare il C11 e fare fotografie al fuoco diretto, mi sono divertito a fare due foto in parallelo, a largo campo. L’inseguimento è stato eseguito con la montatura EQ3 Sky-Watcher sulla quale è montato il Mak 127mm f/10, dotato di sistema di aggancio per la macchina fotografica. Le foto sono state scattate con la Canon EOS 1000D e l’obiettivo da 55mm.

La prima ritrae la porzione di cielo nella costellazione del toro vicina alle Pleiadi. Sono visibili, sulla destra, anche le Iadi, con la brillante Aldebaran. La foto il risultato di un’unica posa da 486” a 200 ISO. Il rumore è davvero minore che se fosse stata scattata con una sensibilità maggiore! Ho elaborato la fotografia per rimuovere un po’ di inquinamento luminoso e per esaltare la nebulosità attorno alle Pleiadi. Per chi non lo sapesse, le Pleiadi sono un ammasso aperto ‘residente’ all’interno di una nebulosa a riflessione: la luce stessa delle stelle viene riflessa dal gas circostante. Cliccateci sopra per vedere l’immagine ingrandita.

Pleiadi

Pleiadi e Iadi

Prima di rientrare, ho puntato montatura e macchina fotografica verso lo zenith e ho fotografato quel che mi stava sopra. La foto è un’unica posa da 613”, cioè più di dieci minuti! La sensibilità del sensore è stata impostata su 400 ISO. Anche in questa foto  sono dovuto intervenire per ridurre il pesante inquinamento luminoso.

Zenith di Mercoledì

Sopra la testa

Ci sentiamo quando torno dalla Grecia! Spero che la nave non naufraghi e che sia bel tempo, così magari dal ponte, in mezzo all’adriatico, vedrò le stelle come una volta…

AF0: Diario di Bordo 1 Novembre 2009

Posted by Giovanni Ceribella in Astrofotografia, Astronomia, Yoyo.
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Ho pensato di raccogliere un po’ di cose che ho imparato negli ultimi tempi, visto che ho scoperto che, nonostante la mia incostanza nello scrivere articoli, qualcuno viene a vedere il blog (ciao FAbio!). AF0 vuol dire AstroFilo-Zero,espressione che ben si adatta alla mia condizione… Qualora qualche cosa sia imprecisa o inesatta, portate pazienza e correggetemi, se potete. Oggi parliamo dell’ autoguida CCD.

Mi sono interessato all’autoguida dopo che ho comperato la montatura equatoriale CGEM della Celestron per utilizzarla con il C11 che già possedevo. Ho avuto modo di far poche prove con la strumentazione, poiché ci sono voluti due mesi perché arrivasse il cannocchiale polare. Una volta arrivato, ho verificato che la montatura insegue bene, soprattutto affiancando all’allineamento polare con il cannocchiale la procedura elettronica registrata nel software della montatura.

Nonostante questo, vivendo ai piedi delle montagne, alle 11.00 di sera si leva spesso la “brezza di monte”, che soffia verso la pianura. Questa riduce notevolmente il tempo massimo di ripresa. Ricordo di esser riuscito in una sera estiva, mentre il vento soffiava poco, a fare due pose da 144 e 149 secondi ciascuna di M8, non guidate, con le stelle puntiformi. Allora non usavo ancora la CGEM, ma la montatura EQ3 col treppiede scassato su cui monto l’Intes Micro Alter M500. Penso, spero, che con la nuova montatura e condizioni simili sia possibile ottenere buoni risultati.

L’autoguida CCD potrebbe migliorare la situazione. Come è fatta e come funziona? Si tratta di un dispositivo dotato di un chip CCD che, applicato ad un telescopio, scatta fotografie ad una frequenza data. Le immagini vengono analizzate da un software presente in un dispositivo di controllo (una pulsantiera) o installato su un elaboratore portatile: osservando i movimenti di una stella di guida, il software calcola gli spostamenti dovuti agli errori periodici della montatura, la brezza di monte, errori nell’allineamneto al polo.

1

Un esempio semplificato: qui abbiamo un sensore CCD composto da quattro pixel, uno dei quali è attivato dalla luce di una stella.

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Ora arriva un leggero colpetto di vento e la montatura viene spostata nella direzione indicata dalla freccia. Come risultato, parte della luce della stella va a finire anche sui pixel a sinistra. Il software se ne accorge e manda alla montatura il segnale di spostarsi in maniera da controbilanciare lo spostamento avvenuto:

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Una volta che la stella è tornata al suo posto, dopo che la montatura è stata mossa come indicato dalla freccia, il software smette di inviare alla montatura il segnale di spostarsi.

Esistono varie possibilità per l’utilizzo dell’autoguida: è possibile montare un telescopio più piccolo sul telescopio con il quale si fanno le foto e utilizzare questo secondo strumento per l’autoguida (Guida in parallelo); altrimenti, si può utilizzare una guida fuori asse, cioè uno strumento che devia una parte della luce acquisita dal telescopio di ripresa ad un secondo attacco, tipicamente da 31,8 mm, al quale si può successivamente applicare l’autoguida. Infine, esistono alcune camere CCD che sono dotate di due sensori: uno viene utilizzato per la ripresa, l’altro per la guida.

Il grande problema della guida fuori asse è che, deviando solo una piccola parte della luce raccolta, bisogna avere nel campo delle stelle molto luminose per poterle utilizzare come stelle di guida, altrimenti il software non riesce a vedere la stella.

D’altro canto, la guida in parallelo comporta l’acquisto di un secondo telescopio (tipicamente un piccolo rifrattore) e di un sistema per attaccarlo saldamente al primario. Inoltre il peso sulla montatura non deve andare oltre una certa soglia, altrimenti la precisione dell’inseguimento scade velocemente.

Avevo pensato di acquistare un piccolo telescopio rifrattore da utilizzare come telescopio di guida per il mio C11 e ne ho parlato con gli amici del gruppo astrofili. Da qui è sorta l’odissea che mi trascino dietro da due mesi: tra opinioni discordi e pareri contrastanti sto cercando di trovare la posizione più condivisa, per evitare di spendere soldi per niente.

Gli astrofili mi hanno inizialmente detto, infatti, che lo strumento di guida dovrebbe avere almeno il doppio della focale di quello di ripresa (!!). Ciò significherebbe acquistare un riduttore di focale per il C11 e una barlow per il telescopio di ripresa, di fronte all’impossibilità di trovare un rifrattore lungo 4 metri… Ho trovato in internet un simpatico foglio di calcolo per Excel (qui) che, mangiando i dati del sistema di ripresa e di quello di guida, sputa fuori il rapporto tra le due risoluzioni, che dovrebbe essere almeno uguale a 2. Tra i fattori determinanti ci sono anche la dimensione dei pixel della camera di ripresa e di quella di guida.

La cosa mi lasciò stupito, tanto che, telefonando a Giovanni dal Lago di Astrotech (la ditta presso la  quale ho acquistato montatura e cannocchiale), ho chiesto anche a lui le stesse cose. Ed ecco che, sorpresa, ottengo una risposta totalmente differente. La focale del sistema di guida, secondo lui, non deve essere troppo lunga, ed anzi è sbagliato guidare con una focale lunga, poiché il software viene confuso dalla turbolenza atmosferica. Ora, oltre a venderli questo tipo i telescopi li fa e, se non sta provando a fregarmi, penso gli si dovrebbe prestare ascolto. Scopro infatti che, sul manuale d’istruzioni dell’autoguida LVI Smartguider che è ritratta in cima all’altricolo, viene dichiarato che la focale può essere 1,5-2 volte più piccola di quella del sistema di ripresa. Stanco di non sapere cosa pensare, ho postato la mia domanda su Coelestis, il forum associato alla rivista Coelum. Ho ottenuto dall’utente “observator” una risposta simile a quella di Dal Lago: egli dice infatti che basta uno strumento co 1/4-1/5 della focale di ripresa.

Che fare, quindi? Di acquistare della strumentazione che non mi sarà utile non ne ho proprio voglia. In rete ho trovato delle belle foto (qui) fatte con strumentazione assai simile alla mia e guidate con telescopi non così ultrapompati. Devo dare retta a Dal Lago o agli astrofili? Me lo sto chiedendo da due mesi…

In quest’ottica, ieri ho chiesto a mio cugino di prestarmi il suo piccolo Ziel GEM 35 (70mm f/10). La settimana prossima mi farò prestare dagli astrofili la Webcam Vesta del gruppo e proverò a guidare con questo piccolo strumento, fissato al C11 attraverso gli anelli del cercatore, e con un software per la guida. Forse così riuscirò a far luce sul problema…

Nel frattempo, se qualcuno di voi che sta leggendo è esperto in questo campo e vuol darmi la sua opinione, aggiungendosi ad una o all’altra schiera, lo faccia! Spero di trovare presto una risoluzione alla questione: stare nell’incertezza mi da sempre sui nervi. :D

27 Ottobre 2009 27 Ottobre 2009

Posted by Giovanni Ceribella in Yoyo.
2 comments

Da oggi, 27 Ottobre 2009, sono maggiorenne! :)