FreeBSD (3) 28 Settembre 2007
Posted by Giovanni Ceribella in BSD.2 comments

Come promesso, continuiamo con l’esplorazione di FreeBSD da parte di un profano come me.
Oggi vi parlerò più in particolare dei ports, come mi è stato suggerito anche da Lobotomia. Colgo l’occasione per dire che, se qualcuno trovasse qualcosa di impreciso o volesse aggiungere qualcosa, non esiti a mandarmi un commento: sono ancora agli inizi e è probabile che non conosca qualcosa.
Dicevamo, i ports. Innanzitutto, cosa sono? FreeBSD mette a disposizione un grande archivio che contiene tutte le informazioni per lo scaricamento, compilazione e installazione di software, e questa è la collezione dei ports. È un po’ come portage di Gentoo, ma, a differenza di quest’ultimo, i ports prelevano il software direttamente dal sito del progetto. Un esempio banale: ho installato tramite ports bash, la shell predefinita dei sistemi GNU, ma non di FreeBSD. Lo scaricamento è avvenuto direttamente da ftp://ftp.gnu.org/gnu/bash, senza intermediari. Il meccanismo ha del mirabile, come facciano a tener traccia di tutti i cambiamenti resta un mistero. L’albero dei ports è costantemente aggiornato, anche se qualche software, forse anche per problemi di compatibilità, resta un po’ indietro. È l’esempio di firefox, che nei package (la versione precompilata dei ports) è presente stabilmente con la vecchia versione 1.5 (c’è da dire che però funziona egregiamente) o di Xfce, alla versione 4.2 . Una volta scaricato l’archivio, vengono eseguite delle operazioni di verifica, per essere sicuri dell’integrità dell’archivio, e sono applicate delle patch specifiche. Il port si cura anche di cercare le dipendenze del software, scaricandole e compilandole. Una volta installate tutte le dipendenze di compilazione, il software viene compilato e installato. Finito, viene eseguito un altro controllo per verificare la presenza di tutte le dipendenze di esecuzione: se ne mancasse qualcuna, il software pur essendo compilato correttamente, non funzionerebbe.
Tutto questo in via assolutamente automatica. Diamo ora un’ occhiata all’esecuzione:
Il funzionamento dei ports è organizzato dal famoso programma make, che ha un suo linguaggio, il makefile, ustato nei ports per fare tutte le operazioni citate sopra. Qui un esempio di installazione: installeremo il simulatore Celestia:
localhost# cd /usr/ports
localhost# make search name=celestia display=name,path
...
name = celestia
path = /usr/ports/astro/celestia
...
localhost# cd astro/celestia
localhost# make install clean
Per prima cosa ci spostiamo nella directory dei ports, /usr/ports; ecco che utilizziamo per la prima volta make: l’opzione search dice a make che vogliamo cercare un software, il parametro name specifica il nome di tale software e con display diciamo a make che vogliamo che ci mostri solo il nome e la path del port. Trovato il port (nell’esempio si trova in /usr/ports/astro/celestia) ci spostiamo nella sua cartella, diamo un bel make install clean e così parte lo scaricamento. Facile, vero?
I ports sono sicuramente un ottimo sistema per installare software, ma considerando la variabilità degli stessi, qualche volta possono non funzionare alla perfezione. In tal caso, basta provare ad usare i package, e riferire tramite un bug report del problema. Buon portaggio!
Hubble Space Telescope (4) 21 Settembre 2007
Posted by Giovanni Ceribella in Astronomia, Hubble, Immagini astronomiche.2 comments
Ormai vi starete stancati delle mie immagini, ma io continuo a proporvele!
Maybe you will get bored soon… but I ‘ll continue!
Galassia Black Eye – The Black Eye Galaxy (M64)
Trovarsi di fronte ad una cosa del genere durante un viaggetto spaziale sarebbe un esperienza indimenticabile. Questa galassia ha delle particolarità uniche. La prima potete vederla anche da soli: la galassia e quasi completamente scura, ma ha un nucleo brillantissimo. La seconda è un po’ più latente… Il gas scuro di M64 ruota in direzione opposta al nucleo. Il risultato è che nelle vicinanze della linea di confine tra la regione nucleare, che ha un raggio di 3000 anni luce, e la regione del gas scuro, che invece è di 40000 anni luce, si formano moltissime nuove stelle. Si pensa che questo fenomeno sia dovuto ad un passato assorbimento di un’altra galassia da M64, che le ha lasciato come traccia questa singolare caratteristica.
Finding something like this, during a space journery, can be terrific. This galaxy has many particular elements. You can discover yourself the first: the galaxy is very dark, but the core is quite shiny. But the second is well hidden… The dark gas of M64 rotates in the opposite direction from the inner region. So, near the boundary separating the two regions, a lot of new stars born (The inner region has a 3000 ly radius, the outer’s one is 40000 ly). Astronomers thinks that these particular movements were genereted by an other galaxy, which was merged into the bigger one.
Supernova in NGC 4526
Qualcosa di più tranquillo (ma neanche tanto). Come sapete, le supernove sono colossali esplosioni che si verificano quando stelle di grande massa finiscono il loro processo nucleare. Qui potete trovarne un bell’esempio: la supernova è la luminosa stella in basso.
Something more quiet (but non at all). You know, supernovas are colossal explosions of old, huge stars. Here you are a good example: the supernova is the star at the bottom.
Aristachus Plateu – Moon
Per una volta, ce ne torniamo a casa. Ecco qui l’ Aristarchus Plateu, il cratere più luminoso della superficie lunare!
Ok, this time we’ll come back home. Here’s the Aristarchus Plateu, the most brillian crater on moon’s surface!
Come al solito, vi saluto e a presto con altre foto!
See you soon!
FreeBSD (2) 16 Settembre 2007
Posted by Giovanni Ceribella in BSD, Informatica.4 comments

Salve e scusate per la mia lunga assenza. La motivazione di tale vacuum è la mia ripresa scolastica. Oserei azzardare che il triennio si fa sentire.
Se ricordate, avevo accennato al fatto che Gentoo/FreeBSD non andava molto bene; in particolare, al momento di installare software portage aveva qualche problema.
Nel mio modo di pensare, se non uso qualcosa per un po’, significa che non serve. Il risultato è stato che ho cancellato Gentoo/FreeBSD dal disco. Ma ciò non significa che non avessi perso la voglia di provare FreeBSD…



